Il Conte Cesare Mattei (1809 - 1896)

Cronistoria di una vita straordinaria

Cesare Mattei nasce a Bologna l’11 gennaio 1809 da Teresa Montignani e Luigi Mattei, proprietari di beni immobili e fondiari nelle zone di Bologna, Budrio e Comacchio.

Nel 1814, con il trattato di Vienna, dopo la caduta di Napoleone, l’Austria ottiene di poter presidiare la fortezza di Magnavacca a Comacchio, occupando così l’imboccatura del canale, punto strategico che assicura all’Austria una via aperta verso lo Stato Pontificio.

Nel 1823 la famiglia Mattei acquisisce la fortezza di Magnavacca e i territori circostanti dalla famiglia Lambertini (famiglia di Papa Benedetto XIV).

Nel 1837, Cesare Mattei è uno dei 100 fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna.

Nel 1845 muore la madre di Cesare Mattei a causa di un tumore al seno, dopo 10 anni di atroci sofferenze.

Nel 1847, per aiutare il Papa a contenere l’avanzata austriaca, i fratelli Cesare e Giuseppe Mattei donano a Pio IX tutte le proprietà sul canale, compresa la fortezza di Magnavacca. Grazie a questo gesto viene conferito loro il titolo di Conti. Cesare Mattei, in seguito, è nominato Deputato al Consiglio di arruolamento della Guardia Civica Bolognese con il grado di Tenente Colonnello e Capo dello Stato Maggiore, carica che viene abbandonata in quanto eletto, il 18 maggio del 1848, Deputato al Parlamento di Roma. In quel periodo, il fratello Giuseppe sposa la Contessa Carolina Brunetti, la cui famiglia è proprietaria di vari fondi nella zona di Savignano, dove, su una rupe e in posizione strategica, si trovavano i resti di un’antica rocca Matildica. Si presume che il Conte Cesare, durante una visita alle proprietà acquisite dal fratello, individui la posizione ideale per costruire la sua fantastica dimora e creare il suo piccolo regno personale.

Gli studi elettromeopatici

Il 15 ottobre 1848 il Conte rinuncia ufficialmente alla vita politica ed inizia a dedicarsi a tempo pieno allo studio della medicina ritirandosi spesso nella villa di Vigorso di Budrio.

Nel 1850, il Conte Mattei acquista, dalla famiglia Donati, i terreni dove sorgono le rovine dell’antico castro di Savignano e il 5 novembre dello stesso anno pone la prima pietra del nuovo castello che si sarebbe chiamato Rocchetta. Il suo intento è quello di costruire un castello in stile moresco.

Nel 1859 la Rocchetta è abitabile ed il Conte vi si stabilisce definitivamente, ma i lavori continueranno praticamente fino alla sua morte. Durante quegli anni trovano lavoro e benessere tutte le famiglie della zona ed il territorio, che fino ad allora era stato prevalentemente poco abitato e povero, conosce sviluppo e prosperità.
Da questo momento il Conte non abbandona quasi più il suo Castello e si dedica allo studio dell’Omeopatia e della Medicina.
Andando oltre le teorie di Hahnemann (inventore dell’Omeopatia) elabora una nuova scienza medica che chiama “Elettromeopatia”, basata sull’abbinamento di granuli simil-omeopatici con 5 fluidi elettrici per ristabilire l’equilibrio fra le cariche elettriche del corpo e ricondurre la parte dolente allo stato neutrale (similmente alla medicina cinese). Per i suoi preparati Mattei usa varie erbe medicinali, ma nelle sue lettere egli ribadisce che avrebbe potuto ottenere gli stessi risultati usando una qualsiasi essenza, perché non era tanto importante l’erba medicinale usata, quanto il metodo di preparazione ed il modo in cui "caricava i fluidi", che egli, comunque, teneva gelosamente segreto. Ad ogni modo, Mattei non utilizzava erbe tossiche o velenose, e neppure sali minerali, come mercurio, arsenico e piombo, a differenza di Hanhemann.

Nel 1881, benché avversato dalla medicina ufficiale, Mattei inizia la produzione in massa dei rimedi Elettromeopatici esportandoli anche all’estero. I depositi riconosciuti ed autorizzati, oltre al Deposito Centrale di Bologna, (Via Mazzini 46, oggi Strada Maggiore), presso il dottor Collina, sono 26 in tutto il mondo. Il Conte cura gratuitamente le persone indigenti ed è caritatevole con i poveri che si rivolgevano a lui per essere aiutati.

Dall’anno 1884, i depositi aumentano considerevolmente e ne vengono aperti di nuovi in Belgio, negli Stati Uniti, ad Haiti e in Cina (da 26 diventarono ben 107).

Negli anni 1885/1887, errate speculazioni finanziarie di Luigi Mattei (nipote del Conte Cesare, figlio del fratello Giuseppe), predestinato erede e co-intestatario di quasi tutte le proprietà, causano una gravissima crisi economica alla famiglia. Non riuscendo a far fronte ai debiti ed agli altissimi tassi degli usurai molti beni sono messi all’asta. La rovina finanziaria minaccia di sommergere tutto il cospicuo patrimonio del Conte e la Rocchetta stessa. In quelle circostanze Mattei disereda il nipote Luigi e riesce a sanare la situazione grazie ad un suo avveduto collaboratore, Mario Venturoli (05-07-1858, 18-11-1937), che il Conte, in segno di riconoscenza, adotta nel 1888 come figlio.

Nel 1889 nasce la figlia naturale di Cesare Mattei (che ha oramai 80 anni), avuta con la governante della Rocchetta Maria Albina Bonaiuti detta Agrippina (27 anni), di nome Maria Bonaiuti. Nonostante questo avvenimento Cesare mantiene come suo erede universale il figlio adottivo Mario Venturoli, anche se nei suoi testamenti si raccomanda a quest'ultimo di trattare Maria con il massimo della cura essendo sua figlia.

Nel 1894 Mario Venturoli sposa Sofia Condescu, di nazionalità Rumena.

Nel 1895, il Conte Mattei, ormai vecchio e reso paranoico dalle continue dispute con i medici allopatici, sospettando che la Condescu abbia tentato di ucciderlo servendogli un caffè alla turca contenente veleno, caccia lei e Mario Venturoli dal castello e li disereda.

Mattei a 20 anni

Cesare Mattei all'età di 20 anni

Cesare Mattei all'età di 20 anni

Cesare Mattei all'età di 80 anni

La morte

Il 3 Aprile 1896 muore il Conte Cesare Mattei all’età di 87 anni. Secondo le annotazioni praticate da Zeffirino Taruffi (fattore) all’interno della copertina del suo libro mastro, il feretro è stato trasportato nella chiesina di Savignano con l’onore della musica di Porretta. Circa 2000 persone sono presenti, anche per ricevere l’obolo dai parenti del defunto come era usuale a quei tempi, che però, registra Taruffi, non venne distribuito.

Il 14 Aprile 1896 è celebrato un Ufficio con 60 sacerdoti e circa 6000 persone, che si accalcano negli spazi intorno alla chiesa, recando enormi danni ai prati ed alle siepi. Anche in quest’occasione nessun obolo viene distribuito dalla famiglia e per questo si verificano disordini, con finestre che vengono danneggiate da una sassaiola.

Il mio castello nel quale sarà anche la mia tomba dovrà in perpetuo essere conservato come si trova al momento della mia morte. La mia tomba sarà custodita da Religiosi e secolari. I custodi saranno i Cappuccini di Porretta i quali dovranno celebrare la Messa letta ogni mese dell'anno e due Messe Solenni negli anniversari della mia nascita e della mia morte. Siccome poi la Divina Provvidenza volle che io fossi lo scopritore di quel grande benefizio che è l'elettromeopatia così di questo intendo di disporre con foglio segreto e separato.

Tratto dal testamento originale del Conte Mattei

Mattei dopo Mattei

Nel 1904 Mario Venturoli-Mattei, dopo aver impugnato il testamento ed aver fornito una relazione sullo stato mentale del Conte nella sua ultima fase di vita, riesce a risultare coerede con i nipoti del Conte, e ottiene gran parte dell'eredità. Termina gli ultimi lavori alla Rocchetta, rimoderna case e villini, e continua l’attività Elettromeopatica.

Nel 1906, come espressamente richiesto nel testamento del Conte, le spoglie vengono portate in Rocchetta e tumulate nella cappella. Sul sarcofago, che ancora si trova nel castello, campeggia la scritta: “Diconsi stelle di XVI grandezza e tanto più lontane sono che luce loro solo dopo XXIV secoli arriva a noi. Visibili furono esse con telescopi Herschell. Ma chi narrerà delle stelle anche più remote, atomi percepibili solo con le più meravigliose lenti che la scienza possegga o trovi? Quale cifra rappresenterà tale distanza che solo correndo per milioni d’anni la luce alata valicherebbe? Uomini udite: oltre quelle spaziano ancora i confini dell’universo! ”.

Nel 1914, nonostante la morte di Mattei, i depositi aumentano ulteriormente: divennero ben 266 in tutto il mondo. Si sono aggiunti quelli in: Irlanda, Scozia, Danimarca, Egitto, Canada, Brasile, Paraguay, Cile, Perù, Australia, Portorico e Nuova Zelanda.

Nel 1937 muore Mario Venturoli-Mattei e alla conduzione dell’azienda gli succede la moglie Giovanna Maria Longhi (detta "Giannina", vedova Boriani), sposata in seconde nozze dopo la morte della prima moglie avvenuta a Bolzano nel 1925. La Longhi continua la produzione dei rimedi, ma in quegli anni nascono molti problemi burocratici, perché le autorità sanitarie pretendono l’indicazione delle formule sui preparati, cosa non facilmente realizzabile nella produzione di rimedi omeopatici. Inoltre proprio nel 1937 la canapa diventa illegale e noi sappiamo che all'interno dei rimedi Venturoli questa pianta era presente, quindi le formulazioni vengono anche modificate.

Gli anni della guerra e l'inizio del declino

1940/1945 Gli anni difficili della seconda guerra mondiale segnano il declino dell’Elettromeopatia. Giovanna Maria Longhi e la figlia Iris Boriani nascondono in Rocchetta una coppia di partigiani fuggiaschi ed in seguito a questo Iris venne arrestata dalle SS e portata a Marzabotto dove subisce vari interrogatori. Questa brutta vicenda le causa una paresi dalla quale non si riprenderà più, per cui, dopo il suo rilascio, è costretta ad abbandonare la Rocchetta per trasferirsi a Bologna. La Rocchetta è requisita dal comando tedesco che vi si installa bruciando molti mobili di pregio per il riscaldamento. Il castello subisce saccheggi di ogni tipo. Vengono trafugati gioielli, quadri, tappezzerie e 600 tappeti persiani.

Nel 1956 muore Giovanna Maria Longhi, che lascia tutto alla figlia Iris. L’industria Elettromeopatica in breve tempo riduce l’attività fino alla completa cessazione.

Nel 1959 Iris Boriani vende la Rocchetta a Elena Sapori, moglie di Primo Stefanelli, un commerciante di Vergato (detto il Mercantone). Precedentemente però, non riuscendo a trovare un acquirente, l’aveva offerta gratuitamente al Comune di Bologna, il quale, impegnato nella ricostruzione del dopoguerra, l’aveva rifiutata. Dopo la morte di Iris Boriani, il presunto segreto dei rimedi Mattei, passa a sua figlia Gianna Fadda.

Nel 1986 la Rocchetta Mattei viene inserita nell’elenco dei beni tutelati dallo Stato, ma solo sulla carta, perché nei fatti la tutela non viene mai realmente applicata.

Nel 1989 muore Elena Sapori ed il Castello va inesorabilmente verso la rovina. Quella costruzione fantastica che il Conte Cesare Mattei aveva tanto amato e che era stata la stupenda insegna pubblicitaria di un impero finanziario basato sulla produzione ed il commercio dei rimedi Elettromeopatici in tutto il mondo, viene assurdamente condannata ad un triste destino: l’abbandono al degrado progressivo.

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